Una sera d’estate

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Sotto la Luna d’agosto, la sagra è in pieno svolgimento; passato il giorno, la calura viene finalmente mitigata dal vento , così da poter rimanere in maniche corte senza sudare.

Il chiacchiericcio degli ospiti sale dalle panche ed arriva, mescolandosi in un sottofondo confuso, lungo le strade vicine; in una di queste, quella che conduce alla festa, cammina un gruppo di amiche. Sono quasi tutte ragazzine, non ancora adolescenti, con l’abbigliamento un poco lezioso di chi non è ancora abituata a mettersi in mostra.

Una bambina araba tiene per mano il fratellino, mentre scambia con le altre le ultime novità sull’estate ed i programmi TV. In realtà è il fratello ad accompagnarla, nonostante la differenza di età, ma la conversazione ed i colori delle bancarelle assorbono in fretta la sua attenzione, lasciandolo passivamente in balia dell’altra.

I tavoli sono tutti occupati da avanzi e commensali sazi, eppure le cucine sono ancora in attività; l’aroma di fritto attraversa lo spiazzo come una marea: resistere è praticamente impossibile. Presto le ragazze trovano una panchina su cui sostare, mentre tra le loro mani sono magicamente fiorite quattro porzioni di patatine calde.

Il palco, prima vuoto, si anima; la banda inizia a suonare: tra luci e spruzzi di fumo, una successione di balli di gruppo trascina tutti in pista. Le ragazze ed il bambino saltano dalla panchina e corrono in prima fila, per emulare i ballerini più dotati.

Solo la ragazzina araba rimane seduta al suo posto: lei non ha il permesso di ballare in pubblico. Le amiche la chiamano per un momento, poi la musica le cattura completamente. Lei le guarda con tutta la concentrazione del mondo, il corpo rigido e teso come una molla; si immagina vicino a loro, intenta a ripetere i gesti in sincronia. Con il volto tirato, mette una mano sotto il mento. E piange.

Chiara Tremaroli