Recensione: Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, di Luis Sepulveda

Storia di una lumaca copertina

In un prato vicino a casa tua o casa mia viveva una colonia di lumache sicurissime di trovarsi nel posto migliore del mondo. Le lumache sapevano di essere lente e silenziose, molto lente e molto silenziose, e sapevano che quella lentezza e quel silenzio le rendevano vulnerabili, ma preferivano non parlarne, e accettavano di essere come erano con lenta e silenziosa rassegnazione. Fra loro però c’era una lumaca che, pur accettando una vita lenta, molto lenta, e tutta sussurri, voleva conoscere i motivi della lentezza.

Sepulveda affronta così il tema del viaggio come scoperta di se stessi, cavalcando la scia argentea di un’ostinata lumaca a pois. Una lumaca lenta e silenziosa, ma forte e decisa a guardare oltre ciò che vede tutti i giorni, senza altro scopo se non quello di una crescita personale.

Sotto questo punto di vista, lo scrittore propone un’utile lezione di vita: nella prima parte del libro non viene dato risalto tanto alla meta, quanto alla ricchezza degli incontri fatti in un tragitto brevissimo. La lumaca è l’animale ideale per mostrare come il vero viaggio è all’interno di se stessi.

Il punto di arrivo diventa importante solo in un secondo momento, quando l’esperienza acquisita deve essere usata per il bene degli altri; in questo caso la protagonista affronta distanze e difficoltà tangibili, e solo grazie alla nuova consapevolezza di se potrà giungere ad una felice conclusione.

Il libro fa uso di un linguaggio semplice, adatto ai più piccoli, ma piacevole per qualsiasi età; alla facilità di lettura si accompagnano infatti termini ed espedienti linguistici di indubbio valore letterario, senza che questo renda meno comprensibili i contenuti. La ripetizione ed i nomi composti, due costanti di Sepulveda, hanno la duplice funzione di mantenere viva la concentrazione dei lettori più giovani e di creare una piacevole immedesimazione nel personaggio.

Il tema della distruzione operata dall’uomo sull’ambiente, già presente in alcune opere precedenti, viene qui riproposto quale antagonista invincibile per l’animale, il quale può solo scappare sperando di non esserne nuovamente raggiunto. Contrapposto a questo, però, c’è la volontà di sensibilizzare il lettore sul valore della vita, sia quella delle piante o degli animali: il viaggio della lumaca è importante in quanto anche l’esistenza di una formica è preziosa, e non va calpestata inutilmente.

La “storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” è una favola dall’ottima morale, da leggere per chi pensa di essere sempre rimasto un po’ bambino.

Chiara Tremaroli