Recensione: Io sto con la sposa, di Augugliaro, Del Grande, Al Nassiry

io sto con la sposa

Semplice, poetico e triste. E’ il film documentario “Io sto con la sposa”, la vera storia dell’odissea vissuta da cinque rifugiati palestinesi e siriani tra il 14 ed il 18 novembre 2013.

Tutto inizia a Milano; una donna siriana entra in un negozio di abiti nuziali: “Il matrimonio è tra una settimana” dice. Viene scelto il vestito, l’acconciatura, e la sera stessa tutti gli invitati si ritrovano a festeggiare; quando la festa è al culmine si fanno avanti Gabriele Del Grande, giornalista italiano, e Khaled Al Nassiry, poeta palestinese, ed espongono il progetto per il “viaggio di nozze”: tremila chilometri da coprire in quattro giorni, con tappe in Francia, Germania e Danimarca. La meta designata è Stoccolma, in Svezia, dove tutti sperano di ottenere l’asilo politico.

Il matrimonio, naturalmente, è una copertura per il viaggio illegale; se venissero scoperti, sarebbero ricondotti immediatamente in Italia, ed i loro sforzi vanificati. Ma l’idea di Gabriele e Khaled è che nessuno fermerebbe mai un corteo nuziale. Almeno in teoria.     “Io sto con la sposa” è il viaggio alla ricerca di una vita migliore, lontano dalla guerra e dalle costrizioni. Una ricerca inseguita da tutti gli immigrati, e purtroppo ostacolata dalle leggi europee. A queste leggi, dice Del Grande, bisogna opporsi, nel momento in cui limitano la libertà dell’individuo. Lo ha fatto chi ha accolto il corteo nella propria casa, lo hanno fatto gli italiani che hanno partecipato al viaggio per renderlo più convincente, a rischio di essere arrestati come trafficanti. Ora, conclude, chiediamo ai nostri figli da che parte vogliono stare.

Tra le tante unicità che lo caratterizzano, il film è uno dei pochissimi documenti che testimoniano le difficoltà della seconda parte del “Viaggio”, il percorso da Lampedusa ai Paesi del nord Europa. Tra dolorose reminiscenze, racconti e musiche, si scopre quanto l’arrivo in Italia sia tutt’altro che una conclusione del tragitto. Esattamente come in Africa, il passaggio tra le Alpi è rigorosamente aperto al contrabbando, ed i raggiri sono frequentissimi.

Ma nelle melodie che si cantano nel film non c’è rabbia, né rassegnazione; la tristezza, quella c’è, il rimpianto della patria perduta, la famiglia che aspetta, gli amici. Ma la vera protagonista è la speranza di ritornare, un giorno; quando ci sarà di nuovo la pace, rientrare nelle proprie case e ritrovare mondo che si era lasciato. Essere di nuovo liberi di viaggiare, di vivere. “Il Sole è uno per tutti; perché il mare no?”

Il film è stato presentato, fuori concorso, alla 71° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Chiara Tremaroli