Recensione: se ti abbraccio non aver paura, di Fulvio Ervas

agguato all'incrocio

Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima. A volte molto prima. Quindici anni fa stavo tranquillo sul treno della vita, comodo, con i miei cari, le cose che conoscevo. All’improvviso Andrea mi scuote, mi rovescia le tasche, cambia le serrature delle porte. Tutto si confonde. Sono bastate poche parole: “Suo figlio probabilmente è autistico”.

Fulvio Ervas ha trascritto quel viaggio: il vero viaggio di Franco Antonello e del figlio Andrea attraverso l’America, una vacanza diversa per convincere un ragazzo ad aprirsi al mondo, ad uscire dalla bolla trasparente dell’autismo che lo separa dagli altri.

Tre mesi lunghi una vita, avvincenti e nostalgici, narrati con elementi di poeticità un poco sgraziata che accomuna molti uomini scrittori. Da Miami ad Arraial d’Ajuta, in Brasile, i due viaggiatori scoprono luoghi e persone, storie e mondi del nuovo continente. E si divertono; nessuna fantasia può trasmettere meglio di queste pagine lo stupore e la gioia di un padre nel vedere suo figlio far breccia nella prigionia degli schemi e delle abitudini quotidiane: nel vederlo scrivere i suoi pensieri con eccezionale lucidità; mangiare quello che, per abitudine, aveva sempre rifiutato; frequentare persone nuove; conoscere ragazze.

Le ruote della loro moto arancione a nolo battono l’asfalto dalla costa atlantica a quella pacifica, lasciando dietro un fumo denso di distacco e routine; ma Andrea non si sente affatto a disagio: suo padre è l’unico punto di riferimento veramente importante. La convinzione che quello a cui va incontro può solo farlo stare bene, e la possibilità di condividere i propri sentimenti, rendono gradita qualunque novità, il cambiamento non è più un tabù.

L’America di Franco e Andrea, energica e vitale in ogni suo centimetro di terra, attraverso la fantasia di Ervas diventa a tratti un miraggio in cui fantasia e realtà si fondono, il luogo dove lo scrittore ha viaggiato nel pensiero, trasportato da un racconto unico e di grande potenza emotiva. Ervas, tuttavia, non è riuscito ad immedesimarsi appieno nella narrazione: se in certe pagine i colori e le emozioni prendono vita, in molte altre è percepibile un certo distacco, e lo stile diventa più vicino alla cronaca.

“Se ti abbraccio non aver paura” mostra molto bene i sintomi ed i problemi dell’autismo, le difficoltà sempre grandi da affrontare ogni giorno, ma anche la voglia di cambiare, migliorare, giocando a perdersi in un tragitto senza meta tra deserto, città e foresta pluviale.

L’impressione che si ha del libro è che lo scrittore non abbia saputo valorizzare a sufficienza una bella storia, ma i riferimenti al mondo dell’autismo ed alla cultura americana rimangono comunque interessanti.

Chiara Tremaroli