Recensione: Non dirmi che hai paura, di Giuseppe Catozzella

Non dirmi che hai paura copertina

Tutto è bianco, a Mogadiscio.

Cosparso di una polvere fine, che copre case e buchi di proiettili. Quando Samia e Alì corrono per le strade, il bianco polveroso si solleva e offusca l’aria. Abaayo e aboowe, sorella e fratello, sotto un sole così caldo che squaglia le pietre. Poi ad un tratto, la terra candida si colora di un rosso mattone; Alì non si vede più, solo la sua voce rimbomba ancora in testa; la polvere, come si era sollevata, svanisce, scoprendo file di spalti e spettatori vocianti. Samia è china sui blocchi, attende lo sparo dello starter.

Bum.

Samia Yusuf Omar, diciassettenne somala, ha corso i duecento metri nelle Olimpiadi di Pechino del 2008, arrivando ultima. La sua dedizione sportiva ha fatto di lei un’immagine della lotta all’emancipazione delle donne arabe. La sua storia, dolce e terribile, rivive nelle pagine del libro.

Catozzella fa parlare Samia in prima persona; il risultato è una testimonianza di eccezionale impatto sulla guerra e sulla vita, semplice come deve essere la voce di una ragazza, frutto di una lunga e complicata elaborazione stilistica. E’ notevole che l’autore sia riuscito a rappresentare un personaggio femminile così dettagliato, adattando, in parte, anche lo stile al contesto: il bello ed il brutto sono trattati allo stesso modo, senza esaltazioni; entrambi appaiono una cosa naturale e quotidiana, attraverso gli occhi della protagonista. Tuttavia abbondanti similitudini, unite ad una precisa scelta lessicale, rendono ogni oggetto, ogni luogo unico, come una parte della propria vita, senza che questo li faccia sembrare migliori o peggiori di quanto non siano in realtà. A rinforzare la femminilità del personaggio interviene anche la mancanza di quel realismo “sporco” molto comune tra gli scrittori uomini, che consente di immaginare i luoghi descritti con piacevole neutralità. Soltanto i militari di Al-Shabaab creano un’atmosfera diversa, quasi un altro tipo di scrittura, piuttosto sgradevole.

Samia, quale voce narrante, è descritta come un personaggio estremamente candido, probabilmente un po’ idealizzato, la cui personalità rimane identica per tutta la narrazione, nonostante il passare degli anni. Quello che c’è di più curioso nel libro, però, è lo strano senso dell’aspettativa di Catozzella: quando è in arrivo un colpo di scena, il lettore viene debitamente preparato con cenni fra le righe, cosicché il seguito non sorprende minimamente. Soltanto nell’ultima pagina, senza nessun preavviso, il finale arriva rapido e crudele come un colpo d’ascia.

“Non dirmi che hai paura” è un romanzo triste, a cui va il merito di aver mostrato la vita che si nasconde al di la dell’immigrazione clandestina. Attraverso Samia, il Viaggio verso Lampedusa sembra molto più reale e vicino al lettore di qualunque reportage televisivo.

“Non dirmi che hai paura” ha vinto il premio Strega giovani ed è finalista del premio Strega. Il seguente commento è stato altresì pubblicato su ilquotidiano.it, al link: http://www.ilquotidiano.it/articoli/2014/07/14/121390/non-dirmi-che-hai-paura-di-giuseppe-catozzella

Chiara Tremaroli