Recensione: La musica provata, di Erri De Luca

La musica provata Erri De Luca copertina

Pure con tutto questo e questo ancora

io voglio perdonare alla città fumata senza filtro…

La sento la città che mi risponde: “Vai, trova chi perdona a te,

a me ce pensa ‘o vento

Con questa canzone, Erri De Luca parla di Napoli; una Napoli povera, che costringe i suoi giovani ad emigrare per cercare fortuna. Ma anche una città affascinante, piena di vita e musica. E’ qui che l’autore è nato, ha imparato a cantare e a suonare, e poi se n’è andato. “La musica provata” è un’autobiografia poetica, nella quale i ricordi di gioventù si percepiscono insieme ai suoni ed ai sapori dei luoghi visitati; sullo sfondo, la storia degli ultimi cinquant’anni si intreccia strettamente alla vita di De Luca, ne influenza le scelte e le azioni.

Il tutto è narrato con onnipresenti riferimenti alla musica, che spazia dalle tristi canzoni napoletane, ai grandi del pop americano, a canzoni scritte dall’autore stesso. Di queste viene indagato il messaggio, quella particolarità del testo che distingue un brano scadente da un capolavoro.

Tuttavia, la musica non è l’unico soggetto proposto da De Luca; con brevi accenni, il libro ripropone la maggior parte dei temi a lui cari: è il caso della Napoli d’infanzia, dell’emigrazione, della religione, e dei ricordi indelebili. Questi argomenti vengono trattati con una poeticità del semplice, che condisce l’immagine con la percezione del gusto, dell’olfatto e del tatto; il risultato è un grande effetto coinvolgente, che permette al lettore di immergersi appieno nei luoghi descritti.

Il libro ha una particolare scansione del tempo, che mischia con molta disinvoltura il progresso lineare degli eventi con vistosi salti all’indietro. Si tratta, come l’autore stesso scrive, di “pescare i ricordi dal pozzo della memoria”; un vero e proprio flusso di coscienza insomma, che inizia e termina con la stessa citazione dell’Iliade, il più antico testo cantato arrivato fino a noi, lo stesso ricordo che per primo esce dal pozzo e per ultimo torna a sigillarlo.

Chiara Tremaroli