Recensione: La sfuriata di Bet, di Christian Frascella

La sfuriata di Bet

La sfuriata di Bet; non è solo un titolo, è un sunto della trama: tanto, Bet è sempre furiosa. Furiosa per le canzoni troppo commerciali, per i programmi televisivi, per il governo, per tutto ciò che rende il mondo un posto peggiore, che opprime le masse e necessita di essere risolto con una rivoluzione. Una rabbia che genera rabbia, si autoalimenta e maledice tutto e tutti, come a volersi ribellare a quella profonda frustrazione adolescenziale che, tuttavia, non la abbandona neanche un istante.

Elisabetta Corvino rappresenta la quintessenza dell’adolescente sessantottino; purtroppo, però, è nata con una generazione di ritardo. Ora le rivolte studentesche hanno ceduto il posto agli sms, ai piercing ed ai tatuaggi; per una ragazza dai lineamenti da apache, schiettissima e guerrafondaia, non c’è alcuna via di fuga da una situazione familiare complicata e da una scuola apatica.

Ma Bet non è il tipo che può arrendersi così facilmente: se il mondo dorme di fronte alle ingiustizie, sarà lei a svegliarlo; ed a svegliarsi a sua volta, perché come spesso accade, i problemi della vita non dipendono solo dagli altri.

Christian Frascella ha delineato la figura di una sognatrice guerriera, conscia della natura umana ma dalle idee poco concrete; un personaggio, quindi, destinato fin dall’inizio a perdere la sua guerra contro il mondo. Ma dagli errori si impara, si cresce, e proprio attraverso delusioni e disillusioni Bet riuscirà, se non a maturare, ad abbandonare il vortice di rabbia inconcludente in cui da tempo era sprofondata, per iniziare a percorrere, finalmente, il cammino verso l’età adulta.

Lo scrittore, nel narrare le vicende dell’intreccio, si affida alla prima persona e ad un linguaggio estremamente colloquiale, quasi diaristico, proponendo il punto di vista della protagonista: il risultato è che non solo il personaggio, ma tutto il racconto parla come una diciassettenne. Questo espediente armonizza efficacemente la narrazione e permette di entrare più a fondo nella figura di Bet. Notevole è la caratterizzazione non solo di quest’ultima, ma di tutti i personaggi: ognuno si presenta tramite le proprie azioni, con pochi accenni alla fisicità; quando subentra la descrizione, Frascella preferisce affidarsi a pochi tratti salienti, come capelli e orecchini, piuttosto che tratteggiare i connotati nell’interezza. Ciò permette al lettore di avere un contorno della figura di cui legge, lasciando alla fantasia il compito di riempire gli spazi vuoti.

Lo scrittore, in questo romanzo, manifesta una certa tendenza all’esagerazione, che tuttavia riesce a contenere abilmente con l’uso del giusto contesto, tempo e luogo di ambientazione; ciò non toglie che, a mio giudizio, la figura del padre di Bet sia leggermente sopra le righe riguardo alle sue scelte di vita, per quanto funzionale ai fini della trama.

Il libro ha la particolarità di non annoiare mai, nonostante l’onnipresente cattivo umore di Bet; si tratta, per uno scrittore in formazione, di un ottimo esercizio di stile da cui prendere spunto. La protagonista presenta diverse analogie con Zazie, personaggio cardine del romanzo “Zazie nel metrò” di Queneau, ma la prima si impone come carattere in formazione, più atto a condizionare prepotentemente la scena, piuttosto che come un “tipo” vero e proprio che è già cosciente del proprio ruolo nel mondo.

Adatto a tutti, soprattutto ai giovani, La sfuriata di Bet è un romanzo che, se piace, permette una grande immedesimazione.

Chiara Tremaroli

Per altri libri di questo autore:

http://www.einaudi.it/libri/autore/christian-frascella/0009904