Recensione: La ferocia, di Nicola Lagioia

La ferocia Lagioia

Ci sono scrittori che riescono ad esprimere già in venti pagine cose per cui talvolta mi ci vogliono addirittura due righe” (Karl Kraus)

Uso questa breve facezia per descrivere, senza troppa serietà, un libro denso e complesso.

“La ferocia” è la storia, tragica e rabbiosa, dell’ascesa e della rovina della famiglia Salvemini, sullo sfondo tormentato del meridione e della sua classe dirigente.

Una famiglia di imprenditori: ricca, perbenista, spietata, nella quale l’amore tra un fratello ed una sorella sembra essere l’unica, fragilissima difesa contro un mondo crudele e oppressivo. Ma quando anche questa protezione viene disgregata, nulla frena la caduta nel baratro; da tutta questa esperienza qualcuno finirà sommerso, qualcun altro liberato.

Lagioia, dopo il successo di “Riportando tutto a casa”, torna a raccontare la sua Bari, riprendendo altresì il tema del difficile percorso adolescenziale verso l’età adulta.

I fatti sono narrati senza un preciso ordine cronologico, spezzati dai molteplici punti di vista di altrettanti variegati personaggi. L’impressione è quella di un incredibile collage di pensieri, che occorre osservare da lontano per riconoscervi il profilo della trama.

Molte voci narranti che ruotano intorno allo stesso macabro evento: il suicidio, o presunto tale, di Clara Salvemini, donna affascinante ed impenetrabile, la cui morte viene inspiegabilmente intrecciata con gli affari edilizi di suo padre. Il compito di incollare i pezzi del collage è quindi affidato a Michele, aspirante giornalista e fratello di Clara; all’apparenza il più fragile tra tutti i personaggi, ma nel profondo, e forse proprio per questo, il più pericoloso.

Nel suo complesso, il libro rappresenta un’enciclopedia della peggiore umanità borghese, soffermandosi anche sul ritratto di sbandati, disillusi, arresi alla vita. Inequivocabilmente un noir, arricchito con abbondanti ambientazioni spaziali e dettagli tecnici, in puro stile americano, e con una tendenza al suggestivo che invece è tutta italiana. La scrittura è densa, grave, in modo da costringere il lettore a prestare sempre la massima attenzione a ciò che legge, per evitare di perdere elementi fondamentali del puzzle, magari nascosti in una riga, o in un dettaglio.

A Michele è affidata, probabilmente, l’idea di rivalsa dello scrittore, contro una società marcia che ha ormai da tempo toccato il fondo. Una rivalsa terribile, combattuta con le stesse armi del nemico, conquistata a caro prezzo. Ma forse, per Lagioia, l’unico mezzo veramente efficace per abbatterla.

“La ferocia” è stato insignito del premio Strega 2015.

 

Chiara Tremaroli