Omaggio a Maria Grazia Cutuli

Ogni mattina, a Milano, la giornalista Maria Grazia si svegliava, e pensava che avrebbe dovuto pubblicare un articolo eccellente, o non sarebbe stata soddisfatta di se stessa.

Ogni mattina, nel suo appartamento, Carlo si sveglia e pensa che dovrà pubblicare un articolo decente, o non guadagnerà lo stipendio.

Maria Grazia parte per l’Afghanistan nel novembre 2001, poco dopo il ritiro dell’esercito talebano dalla capitale. Inviata estera, gli scenari di guerra le sono già familiari; è sempre in prima linea per raccogliere informazioni, e senza peli sulla lingua nel raccontare, sulla carta come nella vita. Pungente ed ambiziosa, scrive i fatti con pacata eleganza; quando la redazione non le copre le spese di viaggio, usa le sue ferie per recarsi all’estero a verificare le notizie.

Carlo parte per l’America nel 2008, in occasione delle votazioni per il nuovo presidente degli Stati Uniti; è il suo primo incarico estero, ma ha già avuto esperienza di seggi elettorali in Italia. Assiste ai dibattiti principali fra i due candidati dalla tv locale, integrando le informazioni che mancano traducendo il New York Times. Nel mentre si dedica alla scoperta del nuovo continente; essere stato scelto per la corrispondenza estera è il coronamento della sua carriera.

Arrivata a Jalalabad, Maria Grazia apre subito uno scorcio sulla vita e sulla gente del posto: Nascoste, invisibili, assenti: non si vedono donne a Jalalabad. La liberazione della città afghana dai talebani ha portato nelle strade migliaia di miliziani armati, bande ubriache di vittoria, pronte a contendersi il controllo del territorio sino all’ultimo vicolo o all’ultima casa. Non ci sono donne tra chi fa la guerra, gestisce il potere, decide il futuro.”

Silenzio e rumore insieme, due suoni ugualmente forti per descrivere un Paese distrutto. Il vero viaggio comincia da quel momento.

Prima della politica estera, Carlo aveva maturato una solida esperienza nella pubblicazione di articoli di primo piano; ora il suo lavoro sulle attività governative non stanca mai i lettori. Con stile grave e asciutto, classico del giornalismo, rende il più piccolo battibecco un’importante contesa per il bene dello stato; e se l’argomento esaurisce troppo presto, un sapiente accenno al particolare può riappropriarsi dell’attenzione anche per un’intera pagina.

Maria Grazia, il 19 novembre, si reca sulle colline nei pressi di Jalalabad per vedere il campo militare abbandonato di Farm Hada, una delle più grandi roccaforti di Al Quaeda; vi trova una scatola piena di fiale di gas nervino, un’etichetta rossa sulla superficie in vetro, circondate da ordigni e munizioni di tutti i tipi. Le fiale saranno il tema del suo ultimo articolo; comincia intanto a prendere forma l’itinerario di un traffico di armamenti, convenzionali e non, ma gli elementi sono ancora troppo pochi.

Dopo l’elezione di Barak Obama, l’incarico di Carlo è confermato quale inviato estero stabile. Le notizie scorrono sulle testate americane, passano sotto la penna traduttrice e terminano la corsa fra i caratteri neri dei giornali italiani. Con l’avvicinarsi delle feste, la mente comincia a vagheggiare una vacanza alle Seychelles.

Lo stesso 19 novembre, sulla strada da Jalalabad a Kabul, Maria Grazia viene assassinata. Un gruppo di uomini armati ferma la sua vettura, fa scendere tutti i presenti e scarica i kalashnikov. Con la Cutuli muore l’inviato di “El Mundo” Julio Fuentes, i passeggeri delle altre vetture vengono lasciati andare incolumi. In sua memoria, viene istituito il concorso internazionale di giornalismo “Maria Grazia Cutuli”.

P.S.: Questo racconto mi è stato ispirato da un discorso su Maria Grazia Cutuli, durante un viaggio in macchina. Inizialmente l’idea era di confrontare due donne in quanto tali, poi un buon consiglio mi ha messo in testa l’idea definitiva. Il soggetto Carlo non rappresenta un singolo individuo, ma una categoria giornalistica, così come la Cutuli, che tuttavia ha anche  e soprattutto il pregio di essere una persona vera. Per questo motivo, ho creduto che una citazione del suo articolo sia la migliore descrizione. Quale piano di confronto, credo che nulla faccia risaltare le differenze tra i due personaggi quanto il cercare di raccontarne le vite nel modo più simile possibile. Forse qualche lettore non approverà ciò che ho scritto, o vorrà aggiungere qualcosa; invito tutti quelli che lo desiderano a dire cosa ne pensano, sarà un’interessante scambio di opinioni.

Chiara Tremaroli

Per saperne di più:

http://video.corriere.it/donne-mito-maria-grazia-cutuli/150fd648-b35c-11e2-b198-926b52542ff3