Il sogno e il nulla

United world colleges

Un omaggio a coloro che come Alcesti rinunciano alla vita per ciò che amano

Ho saputo dell’esistenza dei Collegi del Mondo Unito nel 1998, quando mia figlia era alle elementari. La sua maestra aveva scelto una sua poesia, e l’aveva inviata ad un concorso che si svolgeva vicino Trieste. La poesia, poi, era stata selezionata, e mia figlia è stata invitata a ricevere un riconoscimento. La premiazione si è svolta in un luogo caro ad artisti e poeti, il castello di Duino, nella stessa ala che ospitava il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.

Sono rimasto sorpreso dall’entusiasmo con il quale i ragazzi del Collegio, provenienti da tutto il mondo, interagivano accogliendo i visitatori, cantavano nel coro e ascoltavano interessati i componimenti poetici di altri giovani. La mia sorpresa si è trasformata in curiosità, per quel luogo che mi affascinava con la sua atmosfera unica.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, toccato dalle atrocità di quei terribili anni, un gruppo di benefattori aveva voluto dar vita ad un progetto educativo unico, in nome di un sogno di pace.

In questi collegi, sparsi nei diversi continenti, talentuosi ragazzi da tutto il mondo vengono formati, culturalmente e umanamente, nel confronto multiculturale e multirazziale, senza limitazioni sociali o religiose. Tutti i giovani partecipano ad attività di gruppo, fanno musica, dibattiti, e si impegnano in attività sociali al di fuori del collegio.

Dall’anno di fondazione del progetto, fino ad oggi, decine e decine di ragazzi sono stati istruiti al rispetto, alla solidarietà, all’equilibrio e al confronto. Questi giovani sono i nostri figli migliori, e incarnano le aspirazioni di tutto il mondo occidentale. Tra questi, c’era anche Giulio Regeni.

Allora

riconobbero il dio, l’agile dio,

che stava, pieno della sua missione,

implacabile…

Deve morire Admeto. Quando? Adesso.

Ad un giovane un giorno di gennaio sono stati strappati tutti i suoi sogni, e i sogni dei padri, e le aspirazioni di tanti, e gli ideali di una civiltà.

Quello che provo è sdegno e dolore. Compassione per l’uomo, ma questo è privato. Sdegno per la brutalità, e questo deve essere reso pubblico. Perché quella brutalità è sempre insensata, ma nel caso di Giulio è stata una profanazione insanabile rispetto al valore fondante della nostra civiltà: l’umanità, cioè il rispetto per la vita, per gli altri, per la dignità che alberga in ogni individuo.

Giustizia e verità non saneranno le piaghe, ma non pretenderle e non dare voce allo sdegno significherebbe uccidere la dignità di tutti noi.

E allora al sogno si sostituirebbe il nulla.

Allora egli le mani

premette sulla fronte, inginocchiato,

per non vedere più che quel sorriso. (R.M.Rilke)

 

Articolo di Maurizio Tremaroli