Mi passi il…

2007August1548thanksgiving_table

Mi passi il……………..

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Il tempo si è fermato. Le immagini appaiono ferme e nitide, come intrappolate in una lastra di vetro. La mano di lui è protesa mollemente, con l’indice a mezz’aria nel gesto di indicare qualcosa; ma non si capisce cosa. Nel gesto c’è l’indolenza, la rilassatezza di chi vuole indicare l’insieme, non un semplice dettaglio; quella, la tavola, è questo che voglio. Gli spazi devono annullarsi, tutto deve essere accessibile alla mano; se non la sua, almeno quella del vicino.

Quest’ultimo trattiene istintivamente il fiato. Percepisce l’istante di immobilità, non vuole romperlo; ma la sua mente è in frenetica attività: cosa vorrà adesso? La tavola imbandita si allunga all’infinito sotto i suoi occhi. Mentre il tempo si ferma, lo spazio si dilata; le distanze, prima così irrisorie, sono siderali. Intorno al tavolo ed ai commensali il soggiorno svanisce, si forma il vuoto cosmico.

Solo nella testa, il ticchettio della coscienza scandisce gli istanti; dietro la mano protesa, le labbra semiaperte indugiano. Non emettono suono. L’indice comincia ad alzarsi ed abbassarsi lentamente, come se il gesto possa facilitare il riconoscimento dell’oggetto desiderato. L’altro, ormai in preda alla disperazione, capisce che solo identificando la cosa potrà rompere l’incantesimo e far ripartire il tempo cristallizzato: il suo sguardo percorre in un momento la superficie apparecchiata; senape, insalata, sale, formaggio, è tutto lì, pronto per essere afferrato. Ma quale di questi sarà l’oggetto giusto? Indugia, ha paura. La mano del richiedente seguita ad andare su e giù, su e giù, con fare ipnotico; la sua bocca si apre leggermente, nel tentativo di emettere un suono troppo pigro per uscire di bocca.

Il nostro eroe allora raccoglie tutto il suo coraggio, e decide: l’insalata! Deve essere per forza l’insalata che sta indicando! Con uno scatto felino protende la mano verso il contenitore giallo; la mano si allunga. Poi il braccio. Il busto si protende in avanti.

“…l’acqua.”

“Come?”

“Mi passi l’acqua?”

L’eroe resta a guardarlo un attimo, inebetito. Poi, seccato, prende la bottiglia e la consegna.

Chiara Tremaroli