La notte

La notte

“Pronto Sà!”

“Ciao Giù.”

“Che c’è? Hai il raffreddore?”

“No, non è niente; posso dormire a casa tua oggi?”

“E me lo dici adesso!? Sto per andare a dormire. Non potevi chiamare prima?”

“E’ stata una cosa improvvisa. Se non puoi non fa niente…”

“Ma no, va bene ma, solo la prossima volta dimmelo prima!”

“Sì, scusami; grazie.”

“Ma ti è successo qualcosa? Ti sento giù”

“Te lo spiego dopo. Arrivo tra un quarto d’ora venti minuti, ciao.”

Le suole battono sul lastricato; il rumore sale, sbatte contro il loggiato e rimbomba gli schiocchi. Sara è infastidita; sente la testa riempirsi di suoni che le spingono fuori i pensieri. Accelera il passo ed esce dal colonnato, trovandosi sulla strada. E’ un giorno feriale, quindi non c’è nessuno in giro. Ogni tanto spuntano due fari seguiti da una macchina, poi il tutto si perde in lontananza.

La temperatura è già primaverile, ma l’inverno non vuole ancora andarsene, e si fa sentire spazzando raffiche di vento freddo; i brividi si fanno strada lungo la schiena di Sara. “Ci siamo quasi” pensa, e accelera ancora. Qualche persiana aperta sulla via si scontra malamente con il muro; il ruggito del vento sembra come una voce dura: “A sì, è!” SBAM “E tu, allora!? Tu, TU non vali niente!” SBAM “Ma io chiamo l’avvocato!” SBAM “Me ne vado. E non voglio più vederti!” SBAM.

Le case, lentamente, cominciano a distanziarsi; le vie si fanno sempre più deserte, ciuffi di alberi sbirciano dietro i tetti. La luce arancione dei lampioni invita silenziosamente sotto il suo cono, una lingua luminosa in mezzo al buio, al riparo dagli spettri della sera. Ma Sara non ci fa caso; ora che il vento si è addolcito, la notte non fa più paura. E quella luce, per un attimo così rassicurante, le ricorda ora un nonsoché di sgradevole, finto, come un abbraccio senza amore.

Per la stizza esce dal marciapiede e percorre l’ultimo tratto di viaggio in diagonale, tagliando tra le sterpaglie; si vede poco o niente. I lacci delle scarpe si riempiono di semi, seguiti dal lembo dei jeans, ma non le importa. Non le importa niente di niente. Si sente vuota. Vuota e confusa; anche il tratto incolto che sta attraversando pare non finire mai.

Però, adesso che si è lasciata i lampioni alle spalle, le sembra di sentirsi un po’ più leggera. Sotto il chiarore della Luna, a poco a poco, il caos nella sua testa si calma, la rabbia si dissolve negli ultimi soffi di vento. Ed ecco che da dentro, con naturalezza, affiora la tristezza. Come sarà la sua vita da ora in poi? Che ne sarà della sua famiglia? Sara non si è mai sentita tanto sola. Ad un tratto, sorprende le lacrime che tentano di invaderle gli occhi; le ricaccia dentro con forza. La Luna non è una buona spalla su cui piangere. Giulia lo è. Ma anche se ci si sfoga un po’ per strada non è un problema. La notte sa custodire i segreti.

Chiara Tremaroli

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