Diario di viaggio: Festivaletteratura Mantova

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4 settembre 2013, primo giorno

Mantova è la città delle linee rette; almeno, secondo i mantovani. A chiunque chieda indicazioni, la risposta è la stessa: sempre dritto. La stazione? La via in fondo, sempre dritto. Il centro? Basta seguire la strada principale, dritto fino in fondo. Scusi, è qui Piazza Leon Battista Alberti? Ma no, ha sbagliato strada, torni indietro e vada sempre dritto nella direzione opposta. E per andare su Marte? Sempre dritto.

Credevo che una retta fosse la distanza più breve tra due punti, ma seguendo le informazioni riesco a perdermi cinque volte. Evidentemente, Mantova ha un rapporto tutto suo con la geometria.

Grazie ad una fortunata serie di imprevisti, dei quali l’essermi persa non è stato il peggiore, arrivo in piazza Sordello solo a metà pomeriggio; c’è già diversa gente. Piccole folle si radunano nei vari gazebo all’aperto, dalla porta di qualche edificio storico si sono formate code di turisti in attesa. Al centro della piazza, il tendone più grande ospita una libreria.

Riesco ad assistere ad una sola manifestazione: il RI-TRATTO, con Paolo Nori. I biglietti in vendita on line erano esauriti prima che potessi prenotarne uno, perciò arrivo davanti alla sede dell’incontro senza grandi aspettative di partecipazione. Incredibilmente, mi fanno entrare, grazie ad una interessante organizzazione delle vendite: lo staff del festival, per ogni conferenza a pagamento, conserva una decina di biglietti da vendere sul posto ai primi arrivati. Basta essere lì mezz’ora prima, quindi, e si entra dappertutto.

La stanza dell’evento è piccola e bianca, il numero dei partecipanti ristretto; l’unico arredo consiste in scatole di cartone, tagliate ed incollate per formare tavoli e sgabelli su cui ci sediamo. E’ un’aula di carta.

RI-TRATTO, oggi, è una lezione di scrittura: a seconda del giorno, viene spiegato come descrivere o disegnare una persona. La cosa più importante, dice Nori, è saper osservare, guardare le cose come se le si vedesse per la prima volta; questo aiuta a cogliere molti particolari. Il discorso spazia sulle traduzioni, e sulla necessità di rendere un testo con un linguaggio consono all’originale: spesso i traduttori, per la personale esigenza di uno stile alto, accademico, hanno rovinato molte opere di qualità.

La conferenza dura un’ora; prima di lasciarci, Nori ci assegna un compito: chi vuole, potrà mandargli un’email nella quale si descrive in cinque righe, ed avere qualche consiglio stilistico in risposta. Si tratta di un esercizio che assegna spesso ai suoi allievi, nella Scuola elementare di scrittura emiliana da lui fondata.

Quando esco nella piazza, il Sole comincia già a tramontare; in attesa del prossimo stand, AMERICA, con Marisa Bulgheroni, provo a bighellonare per le vie. Memorizzo i punti di interesse, guardo i negozi, mi fermo a mangiare in un ristorantino all’aperto; la città ha il fascino dell’imponenza: le strade sembrano pressate dalle massicce mura di pietra degli edifici storici. Le piazze, al contrario, sgomentano per l’ampiezza; se deserta, Mantova potrebbe fare l’effetto di un dipinto di De Chirico. Quando torno, scopro che l’evento è stato annullato. Non mi resta che tornare al bed and breakfast.

Chiara Tremaroli

Per saperne di più:

http://www.festivaletteratura.it/