Diario di viaggio: Festivaletteratura Mantova, secondo giorno

Mantova

5 settembre 2013, secondo giorno

Il secondo giorno, fin dal mattino, si dimostra denso di incontri; il primo a cui partecipo si intitola “SUPERSTAR DA CINEMA’”, un percorso storico-artistico su alcune delle più caratteristiche figure del grande schermo. Andrea Valente e Francesco Mastrandrea, in veste rispettivamente di presentatore e di attore, spaziano dal mostro di Frankenstein a Jessica Rabbit, con rispettive imitazioni e coinvolgimento del pubblico in vari ruoli. I bambini sono privilegiati, lo spettacolo è rivolto prima di tutto a loro; comunque, Valente e Mastrandrea si dimostrano capaci di divertire efficacemente un pubblico di tutte le età. L’ora insieme trascorre con ilarità, anche grazie ad un simpatico inconveniente: un ragazzo in prima fila, autodefinitosi “L’Interista”, si rivela possessore di una bocca eccezionalmente larga; infatti, non riesce a stare zitto un secondo. Tiene così tanto ad interagire con i presentatori, che ad un certo punto questi gli permettono di far parte della scena. Come cactus.

Noto anche un altro particolare, stavolta per niente allegro. Una bambina seduta proprio davanti al presentatore, attorniata dai coetanei. Mastrandrea parla vicinissimo; lei neanche lo guarda. E’ troppo occupata a giocare al nintendo.

Visto che ormai è mezzogiorno, prima di continuare il giro mi fermo a mangiare: ho adocchiato già da un po’ un piccolo stand dove sono in vendita panini agli affettati; sarà per la fame, ma il salame è speciale. Posso sinceramente affermare che è il miglior pasto da quando sono arrivata a Mantova, in barba ai ristoratori del centro.

Come seconda tappa, dopo pranzo, non poteva mancare un breve documentario sulla vita di Margherita Hack; lo trovo in un gazebo di Piazza Sordello, gremito di gente. Mi siedo per terra nell’angolo con maggiore visibilità; accanto a me, su una sedia trasparente, una ragazza prende appunti. Indossa la T-shirt blu dei volontari del festival, ha il compito di recensire l’incontro per il sito ufficiale, che viene rinnovato ogni giorno. I volontari rappresentano la struttura portante del festival: sono circa settecento, tutti giovanissimi, dediti alle più svariate mansioni. E’ così facile incontrarli per le strade che a volte mi chiedo se non siano persino più numerosi dei visitatori stessi.

L’inizio della conferenza interrompe le mie riflessioni; Federico Taddia parla di persona della sua collaborazione con la Hack, ne racconta episodi, la presenta come astrofisica e come donna; e che donna! I filmati che ha scelto come supporto audiovisivo confermano pienamente le sue parole: Margherita appare in tutto il suo indistruttibile ego, la simpatia, il buonumore, ed il continuo desiderio di fare che a detta di tutti non le ha mai lasciato il tempo di invecchiare.Naturalmente, mi assale la curiosità di conoscerla meglio; nel gazebo c’è una bancarella che vende le sue biografie. Ne compro subito una, la leggerò nel viaggio di ritorno.

Il pomeriggio trascorre con molta tranquillità fino alle diciotto; la quiete prima della tempesta: sto già immaginando come arrivare in un tempo ragionevole al BLURANDEVU’ di questa sera. L’ospite sarà David Grossman, per me questo incontro è il più ambito del festival; in ragione di ciò, intendo assicurarmi il posto a sedere presentandomi con un’ora e mezza di anticipo. Anche gli altri turisti, i “veterani” della Mantova letteraria, mi garantiscono che è necessario. Ma prima di ciò, non voglio perdermi niente di interessante.

Alle diciassette e trenta mi presento alla biglietteria di KAPUSCINSKI LOW COST, una conferenza di due blogger emergenti nel panorama internazionale. Si tratta di Andrea Marinelli, italiano, e di Jordi Pérez Colomé, spagnolo. Francesco Costa presiede l’incontro. Sono una dei primi arrivati; le parole “prima” e “biglietto” vanno d’accordo.

Si parla di viaggi e di blog, una combinazione che attira il lettore contemporaneo; il pubblico di Marinelli e Colomé cerca notizie vissute in prima persona dal giornalista, miste a sensazioni ed esperienze personali. Si tratta di una cerchia di affamati di fatti, che non si accontenta dei giornali ed è disposta a finanziare personalmente il blogger pur di leggere un bell’articolo. Insomma, una massa critica.

A fine discorso, una sessione di domande, e poi di corsa alla tenda dei libri per una dissertazione sulla letteratura latinoamericana; in lingua originale. Noiosa da morire…

La cena è un breve momento di sollievo: un altro panino al salame, squisito, da mangiare in piedi prima di assistere alle FIABE ITALIANE della Compagnia della lettura, in piazza Leon Battista Alberti. Il tema, come da titolo, sono le fiabe tipiche di varie zone d’Italia. I lettori le interpretano con varie voci e suoni; chiudendo gli occhi sembra di veder prendere forma, come in un sogno, una ragazza triste che fila chiusa nella sua stanza, un diavolo scarlatto che fa piroette in un rudere abbandonato, una vecchia rugosa con le ossa che scricchiolano come fossero legna secca, e tante altre figure che affollarono la fantasia delle generazioni passate.

Conosco già le storie che sento narrare, merito di Calvino e delle sue raccolte, tuttavia queste presentano alcune interessanti variazioni della trama secondaria, a tratti anche migliori, forse.

Non ho tempo di ascoltare fino in fondo, devo raggiungere Piazza Virgiliana per il BLURANDEVU’. La suddetta piazza è deserta, tanto che mi chiedo se l’evento non sia stato spostato; per fortuna non è così, e non mi resta che ingannare il tempo chiacchierando con una famiglia che attende insieme a me. In poco tempo si forma la più lunga coda che abbia mai visto: si snoda come un serpentone intorno ad alberi e panchine, una curvatura dietro l’angolo mi impedisce di vederne la fine; anche se sono a buon punto, devo correre per conquistare una sedia non appena ci fanno entrare. Per bloccare l’ingresso i volontari usano il metodo “catena umana”, si danno la mano e bloccano il passaggio; lo fanno per resistere agli spintoni della folla che si accalca, fatto a quanto pare frequente negli anni precedenti.

Grossman non si fa attendere a lungo; arriva seguito da un applauso fragoroso, accenna un saluto e si siede sorridendo sul palchetto. Fa uno strano effetto sentirlo parlare: risponde a tutte le domande con perfetta sicurezza e ha sempre la risposta pronta, in una curiosa parlata a metà tra l’artistico e l’intellettuale. Non mi sembra che fosse preparato in anticipo sui quesiti che gli vengono posti, piuttosto credo sia estremamente abituato a questo genere di conferenze. Parla in inglese per tutto il tempo, l’interprete al suo fianco traduce, ma è quasi superfluo alla fine: Grossman scandisce bene le frasi, in modo che chiunque conosca le basi della lingua possa comprenderlo.

I ragazzi responsabili dell’intervista si rivelano veramente creativi nelle domande ed entusiasti del loro ruolo; chiedono, ad un certo punto, quali materiali userebbe lo scrittore per definire il suo stile e ideale letterario, e perché. Nel mentre, sul tavolo davanti a lui vengono adagiati diversi barattoli pieni; ci sono foglie secche, sale, acqua, terra ed altro ancora. Lo scrittore, per prima, afferra una manciata di terra: “è la speranza di sentire sempre la terra di Israele sotto i piedi, miei e di tutti i suoi abitanti; perché nessuno ce la porti via.” Dice.

L’incontro è un successo. All’uscita, Grossman firma autografi per tutti; io non lo chiedo, ho dimenticato di portare un suo libro da casa. Non mi dispiace così tanto però, userò questo pretesto per tornare a sentirlo, quando si ripresenterà l’occasione. Per il 2013 ho terminato la mia permanenza al Festivaletteratura, tornerò sicuramente l’anno prossimo.

Chiara Tremaroli

Per le opere di Grossman:

http://autori.librimondadori.it/david-grossman