Diario di viaggio: Brescia, secondo giorno

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Diario di viaggio: Brescia, secondo giorno

Oggi è il giorno del vero motivo del mio viaggio: l’open day dell’associazione FUJI, una mostra gratuita su vari aspetti della cultura giapponese. Si tiene in una zona periferica della città, e vengono presentate varie dimostrazioni per l’intera giornata; nel complesso, offre una panoramica molto estesa e dettagliata sulla cultura orientale.

Arrivo in anticipo e già non vedo l’ora di cominciare; intanto guardo i vari tavolini esposti: all’ingresso troneggiano quattro ammirabili bonsai dall’aria secolare; la terra nei vasi è completamente coperta da batuffoli di muschio. Osservo gli addetti che ne prelevano un po’ da una cassa e lo sistemano dove manca. Al piano superiore ci sono vari stand, tra cui un’organizzazione per vacanze studio in Giappone, ed una mostra di origami. E’ un tripudio di colori, un piccolo mondo di carta popolato da case con mobili, pesci, stelle, fiori, elaborate forme geometriche tridimensionali, e persino un treno in volo sopra una foresta; dall’alto pendono collane di gru.

La credenza giapponese vuole che chiunque confezioni mille gru di carta possa esprimere un desiderio: per questo, dopo essere stata colpita dalle radiazioni della bomba atomica di Hiroshima, una bambina passò i suoi ultimi giorni a fabbricare questi uccellini colorati, sperando di guarire dalla leucemia. Il suo desiderio non si avverò, ma da allora i suoi connazionali compongono incessantemente origami per commemorare le vittime dell’esplosione. Alcuni di questi, un gruppo di mille piccole gru appunto, sono stati donati all’associazione, ed oggi sono esposti in bella mostra.

La manifestazione si apre con un corso di Shodo, la calligrafia giapponese. L’insegnante è una madrelingua, ci fornisce pennelli e fogli di carta di riso, mostrandoci la corretta postura ed impugnatura. I bambini orientali impiegano molte ore di esercizio per scrivere correttamente: infatti, tracciare una linea dell’esatta forma e spessore è estremamente impegnativo, occorre procedere con lentezza. Nonostante la difficoltà, la signora si complimenta con molti dei presenti; procediamo molto bene per il nostro primo tentativo.

Dopo la calligrafia, l’ora di cultura generale: una ragazza parla dei suoi viaggi in Giappone, dei luoghi più belli e delle usanze. Kyoto si dimostra così la città delle tradizioni, mentre Osaka sfiora le nuvole con i suoi grattacieli e si inabissa nelle strade sottomarine. La compresenza di religioni diverse è unica: scintoismo e buddismo arrivano ad occupare ale degli stessi templi, pur essendo tra loro completamente differenti, senza che questo generi il minimo attrito. Ciò accade perché entrambe non riconoscono un Dio supremo; il buddismo è volto a far raggiungere l’illuminazione attraverso il cammino ascetico e la crescita personale, lo scintoismo ha un orientamento più vicino al panteismo, attribuendo valore sacro a tutto ciò che è ritenuto ospitare degli spiriti: non è raro trovare alberi circondati da corde di riso con origami pendenti. In questo caso è meglio rivolgergli una preghiera, perché al loro interno abita sicuramente un’entità benevola.

La conferenza è la scoperta di un altro mondo, ma devo lasciarla a malincuore per pranzare; ho ordinato all’associazione un bento (loro lo chiamano obento, ma io sono convinta che si possa dire anche così), ovvero un packed lunch nipponico: consiste in una vaschetta a sezioni con riso, salmone, uovo, verdure e tofu. Lo trovo disgustoso. Ma io non faccio testo, la cucina giapponese non mi è mai piaciuta, ogni tanto la provo per vedere se le mie papille hanno cambiato parere.

Tutti gli altri ospiti, che mi sembrano aumentati da stamattina, sembrano gradire molto. Alcuni sono davvero simpatici, hanno intrapreso lo studio della lingua a livelli base, e sono venuti qui oggi con la curiosità di chi vuole conoscere e divertirsi. Sono felice di non trovare esperti più seriosi che considerano le mostre in funzione di ciò che possono aggiungere alla formazione professionale: tipi del genere tendono a sgomentarmi.

Nel pomeriggio inizia la lezione di origami; l’insegnante è italiano, ha una grande passione per questi lavori ed è stato chiamato appositamente dall’associazione FUJI. La mostra di origami che ho ammirato in mattinata è quasi tutta opera sua.

I sessanta minuti passano in fretta, io ed il resto del gruppo abbiamo appena il tempo di imparare a piegare una gru ed una stella paffuta; come per la calligrafia, anche questa attività richiede precisione e pazienza.

Il mio soggiorno a Brescia è quasi finito, ho tempo di vedere solo il prossimo evento prima di riprendere il treno. Si tratta della vestizione di un kimono da sposa, un procedimento che necessita l’assistenza di professioniste specializzate. Forse un occidentale faticherà a crederlo, ma per una signora orientale indossare un kimono di un certo lusso da sola è praticamente impossibile; in più, esistono innumerevoli canoni di procedura che variano secondo le epoche storiche e la condizione sociale della donna. Da qui la necessità di far diventare la vestizione un mestiere.

La signorina che farà da indossatrice si chiama Aya, quando entra indossa un delizioso kimono di sotto rosa. Per creare più atmosfera sale su un tatami, un pannello che funge da pavimento sul quale si cammina scalzi, mentre nella sala si diffonde un brano nipponico.

Le professioniste lavorano silenziose e veloci; in breve, Aya viene avvolta in un tessuto di seta bianca sfarzosamente dipinto. Anche l’accostamento di colore segue regole ben precise in un kimono. Con il mio modestissimo abbigliamento grigio, non mi rimane che farmi fotografare insieme a lei.

Chiara Tremaroli

Per saperne di più:

http://www.festivalgiapponese.it/fuji-kai/